Palazzo Chigi in trasferta a Downing Street per capire come limare la spesa
L’esecutivo vuole intaccare in maniera strutturale i meccanismi della spesa pubblica. Questo non è un onere che possa gravare sulle spalle del solo Bondi, e non a caso da ieri mattina una squadra di dirigenti di Palazzo Chigi è in missione a Londra per apprendere i segreti della spending review nel paese che all’analisi della spesa ha dato i natali. Dirigenti di prima e seconda fascia, capi dipartimento della presidenza del Consiglio, resteranno nel Regno Unito fino a mercoledì

Di fronte al debito pubblico italiano da record, la spending review avviata dal governo quasi impallidisce. Ma non si ferma. Enrico Bondi è rientrato infatti ieri mattina da Arezzo per reindossare i panni del supercommissario che dovrà limare la spesa pubblica sotto la supervisione di Mario Monti. L’ex risanatore di Parmalat per ora non deve preoccuparsi dello stock di debito italiano (che a marzo è salito come mai prima, a 1.946 miliardi di euro, secondo Bankitalia), piuttosto deve trovare risparmi utili per evitare l’aumento dell’Iva del prossimo autunno. Obiettivo minimo, ma non per questo a portata di mano. Secondo indiscrezioni, nemmeno la Sanità (e le Regioni che in larga parte la gestiscono) resterà immune ai tagli: presto Bondi incontrerà il ministro della Salute, Renato Balduzzi, e già si parla di 1,2-1,5 miliardi di euro di economie. Una cifra che non è stata smentita ieri a Milano da Filippo Palumbo, capo dipartimento della Programmazione e dell’ordinamento del Servizio sanitario nazionale al ministero della Salute: "Lo vedremo nel corso di queste settimane".
Il governo dei tecnici, osservano a Palazzo Chigi, punta ancora più in alto: l’esecutivo vuole intaccare in maniera strutturale i meccanismi della spesa pubblica. Questo non è un onere che possa gravare sulle spalle del solo Bondi, e non a caso da ieri mattina una squadra di dirigenti di Palazzo Chigi è in missione a Londra per apprendere i segreti della spending review nel paese che all’analisi della spesa ha dato i natali. Dirigenti di prima e seconda fascia, capi dipartimento della presidenza del Consiglio, resteranno nel Regno Unito fino a mercoledì per seguire un’intensa sessione di seminari e incontri con gli omologhi britannici, il tutto organizzato insieme a un’importante società internazionale di consulenza. Nella prima sessione, quella di ieri, sono stati passati in rassegna "quadro di riferimento, processo, attori e principali risultati" della spending review anglosassone, oggi tocca alla "riforma del sistema di welfare e pensioni", domani all’"impatto dei tagli di spesa sugli enti locali".
Perché il caso inglese sia da approfondire lo spiegano alcuni report che sono da tempo sulla scrivania del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda: a Londra "l’analisi della spesa è un’attività fondamentale all’interno dell’intero processo di programmazione di budgeting". Un’attività perseguita con costanza, introdotta nel 1998 e continuata "con altri round, rispettivamente nel 2000, 2002, 2004, 2007 e nel 2010". Il governo del conservatore David Cameron vuole raggiungere il pareggio di bilancio nel 2015, e allo stesso tempo intende riformare i servizi pubblici, migliorare la trasparenza della Pubblica amministrazione e responsabilizzare gli amministratori. "Nello specifico – si legge in un’analisi del centro studi del Senato – gli obiettivi prevedono tagli alla spesa pubblica per 81 miliardi di sterline dal 2011 al 2015", mentre "il settore pubblico vedrà una riduzione di 490 mila dipendenti".
Al di là dei numeri, i dirigenti di Palazzo Chigi guardano con attenzione alle modalità con cui Londra sta limando le unghie allo stato. Innanzitutto l’analisi di spesa made in Uk prevede un ruolo centrale del Tesoro nella definizione degli obiettivi di bilancio di tutto il settore pubblico, anche attraverso la costituzione di "spending team", gruppi di lavoro che si occupano dei bilanci di ciascun dipartimento e ministero. E’ quanto ha spiegato ieri agli interlocutori italiani James Richardson, responsabile del controllo della spesa pubblica al dipartimento del Tesoro. Di particolare interesse per Roma, soprattutto in una fase di potenziale revisione degli accordi europei sui conti pubblici, è poi il fatto che il budget inglese si conforma da tempo alla "Golden rule" che prescrive la possibilità di indebitarsi – pur in regime di pareggio di bilancio – per finanziare gli investimenti. Esattamente quanto sta cercando di ottenere Monti da Bruxelles (e da Berlino) per rendere più flessibile il Fiscal compact. Molta attesa, infine, c’è per la sessione di domani, durante la quale si approfondirà la strategia inglese per aggredire la spesa pubblica generata dagli enti locali. Secondo uno studio della società di consulenza Price Waterhouse Coopers, in Inghilterra dal dicembre 2009 sono saltati 290 mila posti di lavoro del settore pubblico, di cui 163 mila (la maggioranza) nei governi locali. Da qui al 2015 i finanziamenti agli enti locali scenderanno del 7,1 per cento. Le regioni italiane, che intermediano la maggior parte della spesa sanitaria italiana, sono avvertite.